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Le infezioni in gravidanza rappresentano una causa biologica rilevante nell’eziologia di alcune malformazioni congenite. Alcuni virus e protozoi sono infatti responsabili di anomalie congenite a carico di diversi organi e per molti di essi esiste un rapporto causa-effetto ben delineato e correlabile alla diversa epoca gestazionale in cui la gestante ha contratto l’infezione. Il danno embrionale non si manifesta nella totalità dei casi e la gravità è strettamente correlata al periodo di esposizione. Generalmente tanto più precoce è l’infezione, tanto maggiori sono le probabilità di causare un’embriopatia e tanto maggiori sono in termini di gravità gli effetti fetali. Le infezioni in gravidanza rappresentano quindi un problema rilevante ai fini di prevenzione. Il management della donna in gravidanza con sospetta o accertata infezione virale o protozoaria deve essere affidato ad equipe multidisciplinari (ostetrico, infettivologo, pediatra, genetista, etc) che siano in grado di valutare accuratamente i possibili rischi avvalendosi di indagini strumentali (immunologiche, molecolari, ecografiche, etc) per poter fornire alla donna un counseling corretto e poter offrire la possibilità di un “decision makinginformato.

Troppo spesso infatti, la disinformazione e un management non corretto portano la donna a decidere per l’interruzione di gravidanza anche in quei casi dove un accurato counseling avrebbe potuto esprimere un rischio basso o addirittura nullo di danno embrio-fetale.

L’assunzione di farmaci in gravidanza è una problematica abbastanza frequente sia in termini di esposizioni occasionali in fasi precoci della gestazione, sia in termini di esposizioni prolungate per patologie croniche materne. La consulenza teratologica per esposizione a farmaci in gravidanza mira a valutare i possibili rischi fetali in relazione al tipo, alla durata e all’epoca di esposizione.
Ogni teratogeno infatti può avere un diverso effetto in relazione all’esposizione e comportare un giudizio di bassa o alta teratogenicità. In relazione alla necessità di assunzioni prolungate per malattie materne croniche la valutazione teratologica mirerà a proporre un percorso dedicato di valutazione del costo beneficio della terapia anche con la possibilità di variare il piano terapeutico con l’utilizzo di molecole o dosi con minore impatto teratogeno fetale.