Fausto, 62 anni, ha presentato da circa un anno alcuni segni clinici che hanno fatto sospettare la malattia di Alzheimer. Ha seguito l’iter diagnostico previsto per questa condizione, che ha confermato la diagnosi.

Giunge in consulenza esibendo l’esito del test per APOE e ci chiede informazioni circa le nuove terapie. Ha letto nel web che esistono nuove terapie, ma ha deciso che è corretto parlarne con gli specialisti, prenotando sia una valutazione neurologica che una consulenza genetica.

Risponde la dr.ssa Cristina Gorgone – Medico Genetista

Inquadramento genetico della demenza

Il termine demenza comprende diverse entità nosologiche distinte, caratterizzate principalmente da disturbi del comportamento e disturbi cognitivi.

L’avanzare delle conoscenze in ambito genetico ha permesso di introdurre una nuova classificazione per le demenze, non basata sulle caratteristiche cliniche o neuropatologiche, bensì sul meccanismo molecolare e cellulare che le va a determinare.

Tra i geni implicati nel rischio di insorgenza di “demenza”, un ruolo sempre più importante è svolto dal gene APO-E. L’allele E4 dell’APOE contribuisce alla malattia di Alzheimer con differenti meccanismi patogenetici.

Rischio genetico e ruolo dell’APOE

Il genotipo ApoE4 in eterozigosi aumenta di 4 volte il rischio di insorgenza di malattia di Alzheimer, mentre in omozigosi aumenta di 10 volte il rischio di patologia.

Inoltre, l’allele E4 influenza l’età di insorgenza della malattia di Alzheimer, anticipando l’esordio di 10-15 anni rispetto ai non portatori.

Le nuove terapie: lecanemab e donanemab

Il lecanemab è un anticorpo monoclonale approvato per il trattamento della malattia di Alzheimer in fase iniziale, che agisce riducendo le placche di proteina beta-amiloide nel cervello.

Il farmaco ha dimostrato di rallentare il declino cognitivo, sebbene i suoi benefici siano associati a rischi come emorragie e tumefazioni cerebrali, che richiedono attento monitoraggio. Il farmaco non può essere somministrato a pazienti omozigoti per allele ApoE4.

Il donanemab agisce contro un epitopo all’N-terminale di uno specifico amiloide beta, il Piroglutammato A-beta: il razionale è che per eliminare il carico di amiloide è necessario colpire la placca già depositata.

Inoltre, riduce rapidamente anche i livelli di proteina Tau. Il farmaco è autorizzato per soggetti eterozigosi o non portatori dell’ApoE4.

Il ruolo del test genetico APO-E

Il test genetico per APO-E non assume oggi un ruolo diagnostico, ma fornisce comunque informazioni molto importanti per la valutazione del rischio di insorgenza di patologia.

Per approfondire ulteriormente questo argomento puoi leggere l’articolo sul ruolo dell’Apo-E nella diagnosi delle demenze.

Articolo a cura di:

Cristina Gorgone

La Dr.ssa Cristina Gorgone è medico, specialista in Genetica Medica e responsabile del percorso di Clinical Genetic Care presso BGenetica. I suoi principali ambiti di interesse includono la genetica clinica, con particolare attenzione...
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