cura di Chiara Barone  – Medico Genetista

Circa il 3% dei tumori maligni è diagnosticato in pazienti under 40 anni: la possibile infertilità secondaria conseguente ai trattamenti antitumorali è un problema di rilevanza socio-sanitaria. È quindi compito dell’equipe medica multidisciplinare informare in maniera esaustiva il paziente e proporre a quest’ultimo delle strategie disponibile per ridurre questo rischio.

Donne portatrici di varianti patogenetiche in BRCA1/2

Le donne portatrici di varianti patogenetiche germinali (VP) in BRCA1/2 possono essere pazienti oncologiche o donne sane ad alto rischio di potere sviluppare prevalentemente un tumore della mammella e/o dell’ovaio.

In particolare donne portatrici di una VP in BRCA1 hanno, nel corso della vita, un rischio del 72% di sviluppare un carcinoma della mammella e del 44% di sviluppare un carcinoma ovarico mentre donne portatrici di una VP in BRCA2 hanno, nel corso della vita, un rischio del 69% di sviluppare un carcinoma della mammella e del 17% di sviluppare un carcinoma ovarico. In relazione al rischio di tumore ovarico la salpingo-ovariectomia profilattica viene comunemente proposta come un’opzione assodata di riduzione del rischio oncologico a tutte le donne portatrici di mutazioni BRCA1 a partire dall’età di 35-40 anni e a tutte le donne portatrici di una VP in BRCA2 a partire dall’età di 40-45 anni, e comunque dopo avere completato il desiderio di prole.

 Tecniche di preservazione della fertilità nella donna

La crioconservazione ovocitaria è una tecnica consolidata e rappresenta una rilevante strategia di preservazione della fertilità. Nel caso delle pazienti oncologiche deve essere proposta a tutte le donne che hanno la possibilità di rinviare il trattamento chemioterapico di 2-3 settimane e che hanno una riserva ovarica adeguata.

La crioconservazione ovocitaria prevede la stimolazione ovarica con successivo prelievo di ovociti e prolunga il tempo per il trattamento oncologico di circa 8-10 giorni. La stimolazione ovarica controllata può essere iniziata in qualsiasi giorno del il ciclo riducendo i tempi alle cure oncologiche. Il numero di ovociti o embrioni congelati dipende dall’età della paziente e dalla riserva ovarica basale. Nelle donne con una bassa riserva ovarica e che non richiedono un rapido trattamento oncologico, è possibile eseguire due stimolazioni, una dopo l’altra, con conseguente aumento della possibilità di una maggiore efficacia della procedura.

Il congelamento del tessuto ovarico dovrebbe essere utilizzato nelle portatrici di varianti patogenetiche in BRCA1/2 con particolare cautela a causa della possibilità di trapianto ovarico con successiva insorgenza di tumore. Pertanto, la procedura di congelamento del tessuto ovarico dovrebbe essere limitata alle pazienti portatrici di mutazioni nei geni BRCA1/2 in cui la stimolazione ormonale non può essere eseguita o nel caso di avvio di trattamento chemioterapico immediato

Trattamenti di procreazione medicalmente assistita nelle donne portatrici di VP in BRCA1/2

Non ci sono evidenze di letteratura che associno i trattamenti ormonali per la fertilità e un aumento del rischio di tumori della mammella o tumori ginecologici anche in pazienti portatrici di VP in BRCA1/2 (Perri et al 2015). Nelle donne con VP in BRCA1/2 non ci sono pertanto controindicazioni all’utilizzo dei protocolli medici previsti per le tecniche di PMA. Inoltre non è stata dimostrata nessuna relazione tra la stimolazione ormonale per la procedura di PMA e l’aumento di incidenza di difetti congeniti nei bambini (Cobo et al, 2018).

Per prevenire la trasmissione di una VP in BRCA1/2 è possibile ricorrere alla PGT-M: tuttavia bisogna affrontare l’accettazione etica della procedura. Essere portatrici di una VP in BRCA1/2 infatti non è da considerare una malattia genetica ma un fattore di rischio con penetranza incompleta ed espressività variabile. Esistono inoltre dei limiti tecnici legati alla suddetta procedura: l’analisi genetica della blastocisti infatti presenta l’1% di margine di errore e occorre confermare il risultato con la diagnosi prenatale invasiva.

 Per ulteriori approfondimenti puoi contattare i genetisti di BGenetica o, qualora dovessi rientrare in una delle condizioni prima illustrate, valutare la possibilità di eseguire una consulenza genetica.

Se hai dei quesiti i Genetisti di BGenetica sono pronti a risponderti inviando il tuo quesito a info@bgenetica.it.

Bibliografia

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