La coreoacantocitosi, indicata anche come malattia da VPS13A (VPS13A disease), è una rara patologia genetica neurodegenerativa appartenente al gruppo delle neuroacantocitosi (scheda Orphanet). La prevalenza è stimata in circa un caso per milione di persone, anche se la frequenza reale è difficile da determinare a causa della rarità e della possibile diagnosi tardiva.

L’esordio avviene generalmente in età adulta, intorno ai 30 anni, ma c’è una notevole variabilità sia nell’età di comparsa sia nelle manifestazioni cliniche. Il termine tradizionale deriva da due caratteristiche: la corea, cioè la presenza di movimenti involontari e irregolari, e gli acantociti, globuli rossi dalla superficie irregolare e dotata di sporgenze. È importante precisare che gli acantociti possono essere assenti anche nelle persone affette: la loro presenza, da sola, non basta a confermare la diagnosi.

Cause e diagnosi genetica della coreoacantocitosi (VPS13A)

La malattia da VPS13A ha trasmissione autosomica recessiva ed è causata da varianti patogene bialleliche del gene VPS13A, che codifica per una proteina chiamata VPS13A o choreina (in inglese chorein). Le mutazioni osservate sono molto varie e a oggi non esiste una correlazione genotipo-fenotipo: anche persone della stessa famiglia possono presentare quadri clinici molto diversi.

La conferma diagnostica si basa principalmente sull’[analisi genetica](INSERIRE URL pagina test genetici), che permette di identificare le varianti patogene in entrambe le copie del gene. Possono essere utilizzati anche esami per valutare la presenza di choreina, analisi del sangue, dosaggio della creatinchinasi (un enzima muscolare) e indagini strumentali neurologiche. Nessun esame del sangue, compresa la ricerca degli acantociti, è sufficiente in tutti i casi per escludere la malattia: la diagnosi di certezza rimane quindi l’esame genetico. Per approfondire gli aspetti clinici e genetici è disponibile anche la scheda di GeneReviews.

In presenza di un sospetto diagnostico o di casi in famiglia, è possibile richiedere una consulenza genetica online: uno specialista valuta la storia familiare, spiega a cosa serve l’analisi genetica e indica il percorso diagnostico più adatto.

[H2] Meccanismi fisiopatologici: come si sviluppa la malattia

La choreina svolge un ruolo importante nel trasporto dei lipidi tra le membrane cellulari e nel mantenimento dell’organizzazione interna della cellula. Quando è assente o funziona in modo insufficiente, questi processi possono alterarsi. Nel sistema nervoso le conseguenze riguardano soprattutto i circuiti cerebrali coinvolti nella regolazione dei movimenti, in particolare quelli che interessano i gangli della base, contribuendo alla comparsa progressiva dei movimenti involontari e di altri disturbi neurologici.

Anche i globuli rossi possono essere interessati: le alterazioni della membrana e della sua interazione con il citoscheletro possono favorire la comparsa di acantociti. La sequenza completa degli eventi che porta alla degenerazione neuronale non è tuttavia ancora del tutto chiarita.

Sintomi della coreoacantocitosi: segni clinici principali

Il quadro clinico è variabile e tende a peggiorare progressivamente. Le manifestazioni più caratteristiche sono:

  • Disturbi del movimento: corea, distonia, tic e, nelle fasi più avanzate, possibili sintomi parkinsoniani. L’andatura può diventare instabile, aumentando il rischio di cadute.
  • Manifestazioni oro-facciali: movimenti involontari della lingua e del viso, difficoltà nel controllo dei muscoli della bocca e, in alcuni casi, morsicatura involontaria di lingua e labbra. La distonia durante l’alimentazione può rendere difficile introdurre e deglutire il cibo.
  • Difficoltà di comunicazione e deglutizione: il linguaggio può diventare poco chiaro e la disfagia può causare perdita di peso e aumentare il rischio che cibo o liquidi entrino nelle vie respiratorie.
  • Alterazioni muscolari e neurologiche periferiche: debolezza, riduzione della massa muscolare, diminuzione dei riflessi e aumento della creatinchinasi nel sangue.
  • Manifestazioni cognitive, comportamentali e psichiatriche: difficoltà nell’organizzazione delle attività, cambiamenti del comportamento, alterazioni dell’umore e, in alcuni casi, psicosi.
  • Epilessia: le crisi epilettiche possono comparire nel corso della malattia e talvolta rappresentarne una delle prime manifestazioni.

La diagnosi differenziale va eseguita con altre patologie che causano disturbi del movimento, come la malattia di Huntington. La combinazione di disturbi oro-facciali, morsicatura involontaria della lingua, segni di interessamento muscolare e neuropatia, insieme al classico riscontro degli acantociti nel sangue, può orientare verso la malattia da VPS13A.

Terapia della coreoacantocitosi: possibilità terapeutiche

Al momento non esiste una terapia curativa: il trattamento è sintomatico, personalizzato e gestito da un gruppo multidisciplinare, con l’obiettivo di mantenere il più possibile l’autonomia, ridurre le complicanze e migliorare la qualità di vita. I farmaci servono a controllare alcuni sintomi, come i movimenti involontari, la distonia, i disturbi psichiatrici e le crisi epilettiche. La fisioterapia e la terapia occupazionale aiutano a preservare mobilità, equilibrio e autonomia nelle attività quotidiane. La logopedia è importante per le difficoltà di comunicazione e deglutizione e, nei casi più complessi, una valutazione nutrizionale può contribuire a prevenire malnutrizione e complicanze respiratorie.

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Articolo a cura di:

Chiara Barone

La Dr.ssa Chiara Barone è medico, specialista in Genetica Medica e cofondatrice di BGenetica. All’interno della struttura è responsabile del percorso di Oncogenetic Care, dedicato alla valutazione e alla gestione del...
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